Definition

La maggior parte dei fascicoli che vediamo tratta il rischio climatico come un'unica voce sotto la continuità aziendale. Sotto ISA 570 (Revised 2024) questa scorciatoia non regge. Quando l'ispettore apre la carta di lavoro e cerca due piani di mitigazione distinti, ne trova uno solo, generico, che non spiega né cosa il cliente sta facendo per la decarbonizzazione né cosa intende fare se il magazzino finisce sott'acqua.

Punti chiave

- Il rischio di transizione si materializza attraverso normative sulla sostenibilità, carbon pricing e ritiro dal mercato di prodotti ad alta emissione. - Il rischio fisico è l'impatto diretto di eventi climatici acuti (inondazioni, tempeste) e cronici (innalzamento del livello del mare, siccità prolungate) su proprietà, catene di approvvigionamento e redditività. - La maggior parte dei fascicoli di revisione non distingue i due rischi nella documentazione della continuità aziendale, generando lacune di evidenza su quali piani di mitigazione il cliente abbia effettivamente implementato. - Per entrambi i rischi, la disclosure nelle note al bilancio e il rischio di valutazione dell'attivo vanno documentati separatamente, con riferimento agli standard di rendicontazione applicabili.

Come funzionano

Il rischio di transizione emerge dalla necessità di adattarsi a un'economia a basse emissioni di carbonio. Un'azienda manifatturiera che dipende da combustibili fossili lo affronta quando i governi introducono carbon pricing, limitano l'importazione di prodotti ad alta intensità carbonica, o finanziano concorrenti che usano tecnologie pulite. ISA 570 (Revised 2024) richiede al revisore di identificare e valutare questi rischi come fattori che potrebbero mettere in dubbio la continuità aziendale, insieme ai piani della direzione per affrontarli.

Nella pratica, gli studi si limitano a copiare la sezione "rischi ESG" dalla relazione sulla gestione e ad allegarla alla carta ISA 570. Nei dossier che vediamo, manca quasi sempre il passaggio successivo: la valutazione critica del piano di mitigazione e dei suoi tempi rispetto al calendario normativo.

Il rischio fisico è l'impatto materiale del cambiamento climatico. Un'azienda localizzata in un'area ad alto rischio di inondazioni affronta perdite di proprietà, interruzioni della produzione e aumenti nei costi assicurativi. Una società agricola in una regione soggetta a siccità prolungate affronta riduzione dei raccolti e pressione sulla redditività. Sono rischi di cui il revisore deve tenere conto sia nella valutazione della continuità aziendale sia nella verifica delle svalutazioni di attivi.

Quello che si rileva nei fascicoli è quasi sempre la disclosure narrativa ("la società è consapevole dell'esposizione climatica"), raramente la quantificazione. CONSOB, nei richiami di attenzione del 2024 alle società quotate sui rischi climatici, ha già segnalato questa asimmetria fra dichiarazioni qualitative e supporto quantitativo.

Perché la pratica diverge: un'osservazione di secondo ordine

Se ci si chiede perché tanti fascicoli accumulino transizione e fisico nella stessa rubrica, la risposta non è pigrizia. È strutturale: il template di significatività e la carta ISA 570 nella maggior parte dei software di revisione (Caseware, MyAudit, soluzioni proprietarie degli studi) non hanno un campo separato per il rischio fisico climatico. Esiste una casella "going concern risk factors" e basta. Quindi gli studi accumulano tutto sotto la stessa rubrica, perché aprire una carta extra significa modificare il template a livello di studio, e nessuno ha tempo di farlo durante una busy season con compensi irrisori sui clienti più piccoli.

Riteniamo che questo problema scomparirà solo quando i fornitori di software aggiorneranno i template, perché la pressione individuale sul singolo team di incarico non basta a forzare un cambio di processo strutturale.

Tavola comparativa: transizione vs fisico

DimensioneRischio di transizioneRischio fisico
FonteNormativa, politica climatica, cambiamento della domanda di mercato, innovazione tecnologicaEventi meteorologici acuti o deterioramento cronico delle condizioni ambientali
Orizzonte temporaleMedio termine (3-10 anni), prevedibile mediante indicatori normativiCorto termine (evento acuto) e lungo termine (trend cronico), meno prevedibile
Chi lo controllaParzialmente controllabile dal cliente (strategie aziendali, innovazione) — largamente controllato da governi e mercatiNon controllabile dal cliente; solo l'adattamento e la resilienza sono gestibili
Impatto su continuità aziendaleRedditività, quota di mercato, viabilità dei prodotti attualiAccesso ai fattori produttivi, danni alle proprietà, interruzione operativa
Valutazione dell'attivoImpairment testing su marchi, avviamento, giacenze se il prodotto diventa obsoletoImpairment testing su proprietà, impianti, equipaggiamenti in zone ad alto rischio; riserve per danni attesi
Disclosure primariaNote sulla sostenibilità, allegato di rendicontazione ESG (CSRD/ESRS dove applicabile)Note sulla gestione dei rischi ambientali, impairment testing se materiale

Quando la distinzione rileva in un incarico di revisione

Un'azienda chimica situata nel nord Italia con stabilimenti lungo il Po affronta entrambi i rischi. Il rischio di transizione emerge dalle normative UE sulla riduzione delle emissioni e dalla pressione degli stakeholder per abbandonare processi chimici ad alta intensità carbonica. Il piano della direzione include investimenti in tecnologie a basse emissioni e una nuova linea di prodotti a base biologica. Qualora il revisore ritenga questi investimenti non supportati da analisi di redditività credibili, dovrà documentare riserve specifiche sulla mitigazione, non sull'esposizione.

Il rischio fisico emerge dalla localizzazione geografica. Il Po ha storicamente subito inondazioni. La proprietà dello stabilimento è assicurata, ma il revisore deve valutare se la polizza copre il danno all'inventario e all'equipaggiamento, e se il cliente abbia condotto un'analisi del costo di un'interruzione prolungata della produzione. Una semplice nota generica ("siamo consapevoli dei rischi climatici") non soddisfa ISA 570 in questo contesto.

Nella nostra esperienza su incarichi industriali del nord Italia, la lacuna ricorrente non è la mancata identificazione del rischio fisico. È l'assenza di una valutazione monetaria della perdita potenziale. La direzione cita Copernicus o le mappe regionali di pericolosità, ma poi non collega la mappa al valore contabile dell'asset esposto. ISA 570.13 richiede al revisore di identificare e valutare gli eventi o le condizioni che potrebbero mettere in dubbio la continuità aziendale: due categorie di rischi richiedono due piani di mitigazione, e due piani di mitigazione richiedono due valutazioni quantitative.

Dove i revisori non sono d'accordo: carta separata o sottosezione?

Su questo punto la pratica si divide. Alcuni revisori sostengono che il rischio fisico debba avere una propria carta di lavoro di impairment, distinta da ISA 570: il loro ragionamento è che impairment testing e going concern hanno destinatari di evidenza diversi (IAS 36 vs ISA 570) e mescolarli crea ambiguità su quale standard si stia applicando. Altri preferiscono tenere tutto dentro la carta ISA 570, con una sottosezione "rischio fisico", argomentando che lo split moltiplica la documentazione e il rischio di affermazioni incoerenti fra le due carte.

Riteniamo preferibile la carta separata, perché quando il magazzino di Venezia entra in zona di esondazione frequente l'ispettore vorrà vedere il calcolo di impairment in formato IAS 36, non sepolto fra le considerazioni di going concern. Ma è una preferenza, non una regola. Entrambi gli approcci sono difendibili se l'incrocio fra le due carte è documentato.

Esempio pratico: EnergiaVerde S.p.A.

EnergiaVerde S.p.A. è un produttore di componenti per impianti solari con sede a Modena. Ricavi FY2024: EUR 58M. Utile lordo: EUR 12M. L'azienda opera uno stabilimento di produzione di 12.000 m² e dispone di un magazzino logistico presso Porto Marghera a Venezia.

Step 1: identificare i rischi di transizione

Il revisore esamina le comunicazioni della direzione sulla strategia climatica. Emerge che:

- La Commissione UE sta finalizzando la Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), che comporterà dazi sui componenti solari importati da paesi non conformi all'ETS europeo. - La domanda di componenti di qualità superiore e a basse emissioni sta crescendo (maggiore margine). - La direzione ha lanciato un programma di efficientamento energetico dello stabilimento di Modena (investimento di EUR 8M su tre anni).

Nota di documentazione nel fascicolo: "EnergiaVerde affronta rischio di transizione da CBAM e innovazione del settore. Il piano della direzione (investimento EUR 8M in efficientamento) è supportato da business case che prevede recupero in 5 anni tramite riduzione dei costi operativi e accesso a clienti premium. La direzione prevede una riduzione dei costi energetici del 35% rispetto alla baseline. Verificare il ragionamento sottostante."

Step 2: verificare la fattibilità del piano di transizione

Il revisore ottiene il business case che supporta l'investimento. Il documento mostra:

- Baseline dei costi energetici annuali: EUR 3,2M (5,5% del costo del venduto). - Costi annuali di manutenzione incrementale del nuovo impianto: EUR 400.000 all'anno. - Risparmio netto atteso: EUR 1,68M all'anno dopo il terzo anno. - Incremento di fatturato atteso da accesso a clienti ESG-focused: EUR 7M annui (presuppone tasso di conversione dei lead ESG al 45%).

Nota di documentazione: "Il revisore ha valutato il business case tramite: (1) verifica della baseline dei costi energetici (match con fatture storiche e dati di consumo dei 12 mesi precedenti); (2) intervista alla direzione sulle assunzioni di conversione (il tasso del 45% è coerente con il CRM ed è stato confermato dai sales manager); (3) analisi di sensibilità su tasso di conversione al 30% e al 60% (il piano genera comunque NPV positivo). Conclusione: il piano di transizione è supportato da documentazione credibile; il rischio di transizione è mitigato dalla direzione con un approccio razionale."

Step 3: identificare i rischi fisici

Il revisore identifica due rischi fisici:

- Rischio acuto: lo stabilimento di Modena non si trova in area ad alto rischio alluvionale (verificato tramite dati di rischio climatico di Copernicus e Insurance Adria). Rischio valutato basso. - Rischio cronico: il magazzino logistico presso Porto Marghera è in area a rischio di innalzamento del livello del mare. Copernicus proietta un innalzamento dell'Adriatico di 0,3-0,5 m entro il 2100. Il magazzino attualmente si trova a 0,4 m sopra il livello medio dell'Adriatico in condizioni di alta marea astronomica.

Nota di documentazione: "Il revisore ha identificato il rischio fisico cronico relativo al magazzino di Venezia (innalzamento del livello del mare). La direzione ha condotto una valutazione della vulnerabilità: il magazzino sarà esposto a inondazione più frequente a partire dal 2050 secondo i modelli IPCC RCP 4.5. Il valore del magazzino è EUR 18M (lordo). Il revisore ha richiesto una stima del costo per implementare barriere anti-alluvionali (EUR 3,2M) o reallocation della logistica in area a minore rischio (costo di trasloco stimato EUR 7,8M in valore attuale). La direzione non ha ancora deciso quale opzione implementare."

Step 4: la complicazione

A metà incarico, l'assicuratore del magazzino di Porto Marghera invia una lettera al cliente: a partire dal rinnovo successivo, la copertura per danno da inondazione sarà ridotta del 60% e la franchigia raddoppiata, citando l'aggiornamento dei modelli di rischio interni. Il direttore finanziario gira la lettera al revisore tre giorni prima della data prevista di firma.

A questo punto la valutazione cambia. Il rischio fisico non è più un evento del 2050: è un evento di pricing assicurativo del FY2025, con effetti misurabili già sul valore di recupero del magazzino. Il revisore non può limitarsi a tickare la casella "rischio fisico identificato": deve riaprire il calcolo di impairment.

Il ragionamento applicato nel fascicolo, non una formula meccanica:

Anche nei casi in cui si nutra dubbio sulla velocità con cui i mercati assicurativi riprezzeranno gli asset esposti, una lettera scritta del carrier è evidenza obiettiva di un cambio nel valore di recupero. Il valore contabile del magazzino (EUR 18M) regge solo se il flusso di cassa atteso dall'attivo, al netto del rischio non più trasferibile all'assicuratore, supera quel valore. La direzione ha due strade: capitalizzare l'investimento in barriere anti-alluvionali (EUR 3,2M) come miglioria infrastrutturale, riducendo il rischio fisico residuo, oppure rilevare un impairment parziale del magazzino se decide di non investire. Una terza strada (rilocalizzazione, EUR 7,8M VA) resta sul tavolo ma non è praticabile entro la chiusura del bilancio.

Il revisore documenta entrambe le strade nella carta IAS 36, con riferimento incrociato alla carta ISA 570. Il giudizio sulla continuità aziendale resta unqualified, ma la nota esplicativa al bilancio viene espansa per includere la lettera del carrier come evento di sensibilità.

Step 5: valutare la continuità aziendale e il rischio di valutazione dell'attivo

Il revisore valuta:

1. Impatto sulla continuità aziendale: il piano di transizione riduce il rischio di marginalizzazione commerciale (mitigato). Il rischio fisico relativo al magazzino, prima a lungo termine, ora ha un effetto immediato via prezzo assicurativo. Sembra che il piano sia adeguato qualora la direzione formalizzi l'investimento in barriere prima della chiusura. 2. Impatto sulla valutazione dell'attivo: nessun impairment su impianti di Modena. Possibile impairment parziale sul magazzino se il rischio fisico residuo, post-riduzione della copertura assicurativa, comporta una diminuzione della vita utile o del valore di recupero. Il revisore richiede una valutazione formale di probabilità e misurazione, IAS 36-compliant.

È il rilievo che genera più note di revisione critica: nessuno ama spiegare al partner perché il rischio fisico era stato saltato in pianificazione e poi è esploso a tre giorni dalla firma.

Cosa i revisori e gli ispettori equivocano

Tier 1: rilievi ispettivi nominati

Le autorità di vigilanza internazionali hanno già segnalato lacune nella documentazione della continuità aziendale in contesti climatici. Il PCAOB ha osservato che molti fascicoli trattano il rischio climatico come una generica considerazione di "continuità aziendale" senza disaggregare rischio di transizione e rischio fisico, rendendo impossibile per il revisore valutare separatamente i piani di mitigazione della direzione. L'FRC nel Regno Unito ha osservato che molti revisori documentano il rischio climatico nelle note di disclosure sulla sostenibilità ma non lo collegano alla valutazione della continuità aziendale nella carta di lavoro pertinente di ISA 570, creando una lacuna di documentazione. In Italia, CONSOB e MEF hanno richiamato l'attenzione delle società quotate e dei loro revisori sulla coerenza fra disclosure climatica nella relazione sulla gestione e valutazioni di continuità aziendale e impairment nel bilancio, in linea con gli orientamenti ESMA sulle priorità di enforcement.

Tier 2: errore di applicazione dello standard

Un errore comune è trattare il rischio climatico come un rischio generico di "mercato" piuttosto che come due categorie distinte di rischio con fattori scatenanti e piani di mitigazione differenti. ISA 570.13 richiede al revisore di identificare gli eventi o le condizioni che potrebbero mettere in dubbio la continuità aziendale. Confondere i due rischi porta a documentare un piano di mitigazione generico che non indirizza specificamente se la transizione energetica è effettivamente in corso (rischio di transizione) e se l'adattamento infrastrutturale è stato implementato (rischio fisico). Quando gli ispettori esaminano il fascicolo, trovano una valutazione della continuità aziendale incompleta.

Tier 3: lacuna di pratica documentata

La pratica di revisione attuale non ha ancora sviluppato template robusti per disaggregare rischio di transizione e rischio fisico in una singola carta di lavoro ISA 570. Molti studi di medie dimensioni usano ancora una checklist generica di "fattori che potrebbero mettere in dubbio la continuità aziendale" che non affronta esplicitamente il cambiamento climatico. Man mano che i bilanci 2024 e 2025 incorporeranno disclosure più dettagliate sulla vulnerabilità climatica (obbligatorie per grandi aziende sotto la CSRD nella UE), il gap fra pratica di revisione e requisiti di disclosure crescerà, aumentando il rischio di rilievo ispettivo.

Termini correlati

- Continuità aziendale: ISA 570 richiede la valutazione di tutti gli eventi che potrebbero mettere in dubbio la continuità, incluso il rischio climatico. - Rischio di valutazione dell'attivo: entrambi i rischi climatici influiscono sulla valutazione dell'attivo e sui test di impairment. - Disclosure sulla sostenibilità: le note al bilancio sulla sostenibilità sono il luogo primario in cui i rischi climatici di transizione e fisico devono essere descritti. - Double Materiality: ESRS richiede di valutare quale rischio climatico sia materiale dal punto di vista finanziario e quale dal punto di vista dell'impatto. - ISA 570 Revised 2024: il principio che governa la valutazione della continuità aziendale e include il rischio climatico come fattore esplicito.

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